I contenuti del blog Il Toscanofilo sono rivolti a fumatori di sigari maggiorenni e consapevoli, che vogliono condividere la cultura legata al mondo del Toscano. Non si vuole in alcun modo promuovere l'uso di tabacco. Si ricorda infatti che, in ogni sua forma, IL FUMO NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE

Il sigaro Toscano – il manufatto storto e bitorzoluto nato più di duecento anni fa in una piovosa e assolata giornata estiva – è frutto del caso e di un meraviglioso errore!

Fa indubbiamente parte della tradizione italiana. Anche se non tutti fumano il sigaro Toscano, tutti possono riconoscerlo.

È un sapore, un odore intenso che per certi versi è diventato quasi ancestrale.

Un sigaro Toscano si fuma, certo, ma soprattutto si gusta, si ammira, si assapora, si mastica e si consuma. Il nostro Antico diventa una misura del tempo, un tempo che spesso si espande al di fuori dei confini di questo mondo che, come ci ricorda il triste Principe di Danimarca, è spesso “out of joint”.

Il fumo di un sigaro ci permette di riorganizzarci. Un sigaro Toscano ci accompagna per tutta la giornata, soprattutto nella sua forma ammezzata. Lo si può vedere spento nella bottega dell’artigiano, quasi a prolungare la sua espressione di attenzione. Lo si trova in bocca al notaio mentre scrive le sue carte, spesso ringraziando il cielo di non dover più avere a che fare con un calamaio ma di possedere una normale biro. In questo modo non ripeterà l’errore commesso dal conte Camillo Benso di Cavour, che era talmente concentrato sui documenti che stava leggendo da non accorgersi che stava intingendo nell’inchiostro il suo sigaro e non la sua penna. Come se non bastasse, si mise in bocca il sigaro colorato di blu.


Si dice che il sigaro ammezzato sia stato inventato da Garibaldi.

Non sappiamo cosa lo abbia spinto a tagliarlo, visto che i cowboy italiani – i “butteri” – lo hanno sempre fumato intero, per passare le lunghe giornate in sella. Probabilmente l’eroe dei due mondi lo tagliò per offrirlo a un commilitone e forse involontariamente diede vita a un gesto unico e straordinario: trasformò il sigaro in un sigaro di amicizia. La chiave di questa condivisione sta nella natura grezza ma intrinsecamente amichevole del nostro sigaro, una nozione un po’ abusata dai sigari caraibici ma ben rappresentata dal nostro. È la controparte del famoso pollo descritto dal poeta Trilussa (“Mi spiego: da come contano le statistiche oggi, sembra che tu mangi un pollo all’anno: e anche se non puoi permetterti di comprare un pollo, fai comunque parte della statistica, perché c’è qualcun altro che mangia due polli”).

Un vero appassionato di sigari Toscano non abbandonerebbe mai qualcuno che riconosce come compagno di avventura e di viaggio verso il gusto sublime senza la possibilità di fumare un buon sigaro. E così la mano si precipita sul tagliasigari, le lame posizionate al centro, la fascia di carta che si muove leggermente. Con un colpo deciso, tagliano in due il manufatto e offrono una delle due metà allo sconosciuto avventore,

che smette immediatamente di essere un estraneo e diventa più un amico.

Le parole che nasceranno in seguito non esploreranno grandi questioni universali, si limiteranno forse a giustificare la mancanza di un sigaro, ma è questo che ci rende compagni di viaggio. È questo che significa condividere.

Il vero significato dell’amicizia è certamente quello di poter rinunciare a qualcosa a cui si tiene per darlo a un amico (questo vale per tutto, tranne che per i partner romantici). Un fumatore Toscano non è immune da questa verità. Anzi, spesso cerca di diffondere la propria passione, facendo nuove amicizie grazie a quel nodoso e affusolato pezzo di tabacco lavorato.

Quindi non è necessario fumare tutto il sigaro Toscano, vi chiederete? No, affatto! La fumata maremmana è più meditativa. Presuppone la disponibilità di tempo, una delle grandi ricchezze dell’era moderna, anche se è anche la meno apprezzata perché non si può comprare con il denaro. Dedicare un’ora e venti minuti alla degustazione di un sigaro Toscano è frutto di una scelta consapevole, non compulsiva. È l’idea di chi, a differenza dei fumatori di sigarette, non è schiavo della necessità, ma padrone della propria volontà. Molto raramente si sente un fumatore di sigari dire: “Devo fumare un sigaro!”. Essere padroni di qualcosa, anche di un piccolo lusso economico, non è certo una cosa banale e ne vale sicuramente la pena.

Quando viene fumato alla maniera locale maremmana, il nostro sigaro esprime la sua vera essenza, e l’evoluzione di un prodotto. La famosa fumata fredda di cui parlano gli esperti procede dalla parte iniziale, più ariosa ma anche adatta a preparare le nostre papille all’esplosione di gusto che arriva con la parte centrale. Questo è il cuore, che poi finisce per darci il carattere intenso del sigaro Toscano nella parte finale.

Magari iniziate con delle bollicine, magari italiane, che vi apriranno piacevolmente il palato, regalandovi le caratteristiche note di crosta di pane che si sposano perfettamente con la leggera affumicatura del primo terzo. Assaggiate il “cuore” del sigaro con un vino rosso, magari lo stesso che ha accompagnato il vostro pasto, possibilmente un vino evoluto dove i tannini sono diventati rotondi ed espressivi grazie agli anni trascorsi in bottiglia: un Barolo, un Brunello o un Amarone sono perfetti dopo 8-10 anni. Infine, osate con il vostro distillato preferito, sia che provenga dalle vinacce italiane (rigorosamente condizionate in botte), sia che provenga dalle stesse terre del Kentucky da cui proviene il nostro tabacco, sia che provenga dalle Highlands scozzesi: a voi la scelta.

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