I contenuti del blog Il Toscanofilo sono rivolti a fumatori di sigari maggiorenni e consapevoli, che vogliono condividere la cultura legata al mondo del Toscano. Non si vuole in alcun modo promuovere l'uso di tabacco. Si ricorda infatti che, in ogni sua forma, IL FUMO NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE

In una fredda mattina d’inverno, un sigaro fortifica l’anima”. Così pensava l’autore di “Roma, Napoli, Firenze”, lo scrittore francese Stendhal, romantico cantore dell’Italia ottocentesca, appassionato fruitore di Toscano, il sigaro italiano più diffuso nel mondo nato per errore. Un caso di coincidenze “elettive”, quello tra Stendhal e il sigaro Toscano. Il primo iniziò la sua carriera con le biografie di HaydnMozart e Metastasio proprio nel 1815, ovvero l’anno in cui un violento acquazzone che inondò uno dei depositi toscani di tabacco Kentucky diede lo spunto, l’idea, per creare proprio il Toscano. E verso la fine del 1817, sempre Stendhal diede seguito al suo viaggio nella penisola proprio con “Roma, Napoli, Firenze”, pochissimi mesi prima che Ferdinando II fondasse la manifattura tabacchi a Firenze proprio per produrre sigari fermentati, dando inizio all’epopea del sigaro Toscano che, dopo appena duecento anni, ancora continua a segnare ancora pagine importanti della tradizione italiana. 

Guida agli abbinamenti gastronomici – e non solo – del Toscano

E a questa storia di vero “genio italiano” è dedicato Manuale del Sigaro Toscano scritto da Francesco Testa e Aroldo Marconi per Giunti editore. Un’opera completa, consacrata al protagonista per eccellenza, non solo in Italia, dello slow smoke, lo stortignaccolo – come viene chiamato dagli appassionati -. Aneddoti speciali, leggende e tutto ciò che c’è da sapere su una delle tradizioni autoctone più conosciute e apprezzate nel mondo, quella del sigaro nato per caso. Ma anche suggerimenti su l’abbinamento non solo con i distillati, ma anche con il vino e perfino con il cibo. Da Cavour a Mazzini, attraversando con successo il risorgimento italiano, l’unità d’Italia, passando per Churchill, che seppure parossistico appassionato dei più ricercati  sigari Cubani, non si faceva mancare un Toscano – conosciuto grazie Mario Soldati -. Una corsa lunga oltre due secoli sino al periodo più contemporaneo che ha visto grandi artisti come Sergio LeoneClint Eastwood Toni Servillo, veri brand ambassador del sigaro italiano. Ma se ci sono profeti, cantori del sigaro toscano questi sono sicuramente Mario Soldati che lo incensa, lo nobilita e lo glorifica in molte sue pagine. “Un Toscano non ci tradisce mai, il Toscano ci offre sempre, con la sua intrinseca violenza, il miglior antidoto, la migliore difesa contro gli eccessi del fumo”. E il perennemente in bilico tra letteratura e giornalismo di razza, Gianni Brera. Colui che si staglia con la sua ironia, la sua iperbolica fantasia e un’invidiabile stazza da gourmet nel panorama dei fumatori degli ultimi anni. 

Vino e distillati

Aneddoti speciali, leggende e tutto ciò che c’è da sapere su una delle tradizioni autoctone più conosciute e apprezzate nel mondo, quella del sigaro nato per caso. Appunto. Ma anche suggerimenti su l’abbinamento non solo con i distillati, ma anche con il vino e perfino con il cibo. Nel libro un capitolo è dedicato proprio alla degustazione, con suggerimenti dovuti alla lunga militanza di chi scrive, tanto quanto a “semplici considerazioni organolettiche, alla base di ogni tentativo di accostare aromi e sapori”, per ricercare il miglior appagamento possibile. Perché per dirla con Davidoff – scrivono gli autori – “si fuma e si beve ciò che più ci soddisfa. Paradossalmente l’acqua di fonte, con la sua purezza e il potere di lavante, garantirebbe il più accurato apprezzamento possibile”. Schematicamente l’abbinamento tra sigaro toscano e bevande può essere definito per assonanza, similitudine o per contrasto, contrappunto. Il Toscano è un sigaro sapido, con spiccate note di affumicato, lo spettro gustativo tende a privilegiare le note amare, forti e decise, con frequenti sfumature speziate e piccanti. Con l’aumento della stagionatura e la qualità delle foglie si eleva significativamente la forza delle stimolazioni prodotte, da quì la necessità di saper adattare i migliori abbinamenti possibili a un fumo così complesso.

Vino e distillati

Un esempio? Il “Moro”, sigaro pieno, saziante e rotondo, si sposa bene con grandi mini da meditazione – come un Vin Santo Occhio di Pernice – e, se debitamente invecchiati, Rum e Cognac (e perché no, un Brandy italiano di almeno 10 anni). Ma anche con una maestosa carbonara nella ricetta più tradizionale: uova, guanciale e pecorino. Il “Toscano originale” invece, piccante e dall’aroma tostato, diventa perfetto per esaltare lo speziato dei grandi whisky torbati o quelli giapponesi – i più vicini al modello scozzese -, o semplicemente con un caffè variante robusta, il più partenopeo di tutti. A tavola, anche se può sembrare un azzardo, si sposa bene con una fetta di Sacher. E visto che arte e vizi vanno spesso a braccetto, ecco che è impossibile ignorare il “Toscano Modigliani”, dedicato al grande pittore livornese; non particolarmente complesso, è abbastanza piacione da affascinare i palati non abituati a fumare il sigaro o che non amano eccessive affumicature. Elegante, come i salotti parigini frequentati da Modigliani, al calice si abbina alla perfezione con bollicine saten extra dry, birre artigianali di media gradazione e amari ad alta concentrazione di varietà vegetali – non fruttate e non floreali -. Nel piatto – un abbinamento provato da chi scrive al Salone del Gusto nel 2018 – il risotto alla milanese. 

(fonte: https://www.repubblica.it/sapori/2020/10/21/news/libri_manuale_del_sigaro_toscano_recensione_abbinamenti_gastronomici-271171002/)

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